Text Size
home_trasparente
  • Italian - Italy
  • English (United Kingdom)
Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Percorso espositivo

La mostra. Introduzione
Il progetto di consolidamento e restauro
Le frontiere climatiche
Età mamelucca. Una frontiera instabile
Età ayyubide. La frontiera si sposta, la centralità del territorio rimane
Età crociata. Una frontiera lunga un secolo
Età antica. Una frontiera che unisce e che divide
Prima età islamica. L'abbandono della frontiera
Shawbak e la Valle di Petra in Transgiordania meridionale
 

PERCORSO ESPOSITIVO

Da Petra a Shawbak.

Archeologia di una frontiera

 

La storia archeologica della Giordania meridionale, una terra di frontiera e una regione culturalmente e storicamente mediterranea.

Il ‘medioevo’ e l’età islamica all’origine di una tradizione vitale e attuale.

Un viaggio nello spazio e nel tempo, attraverso le grandi scoperte internazionali che hanno consentito di ridisegnare il volto di Petra e della sua regione.

I risultati della missione dell’Università di Firenze Petra ‘medievale’ sulla vicenda del territorio compreso fra Mar Morto e Mar Rosso.

L’esperienza crociata e la frontiera risorta nel 1100.

La fondazione di una nuova capitale islamica sul vecchio castello feudale di Shawbak.

La scoperta dell’eredità ‘medievale’ dell’antica Petra.

INTRO01_IM1

INTRO01_IM2

UN1_PAN02_IM1

UN1_PAN02_IM2

Da Petra . . . ‘porta’ del deserto e del Mediterraneo, sono iniziate le ricerche degli archeologi fiorentini nel 1987.

Petra, dal 200 a.C. al 629 d.C., è una delle maggiori città della Transgiordania e del Vicino Oriente, ma dopo la conquista araba del 630 viene abbandonata per quasi 500 anni.

Solo verso il 1100 il re crociato Baldovino I incastella la valle di Petra, costruendo i castelli di Al-Wu’ayra e Al-Habis.

La centralità nella regione che Petra aveva in età antica passerà presto a Shawbak.

 

. . . A Shawbak nel 1100 sorgeva un forte romano-bizantino abbandonato, situato circa 25 Km a nord di Petra, sulla ‘Strada dei Re’, la via biblica che unisce Egitto e Siria.

Sulle rovine del forte, nel 1115, Baldovino I di Gerusalemme edifica un grande castello che chiama Mont Réal, il monte del re.

Nel 1189 Saladino conquista il castello e lo trasforma in una raffinata città islamica.

Shawbak eredita e mantiene il ruolo di Petra per il controllo dell’intera Transgiordania meridionale e della Frontiera che tornava così ad attraversare la regione.

Shawbak, con le sue ‘oscillazioni’ storiche, ha saputo riflettere con straordinaria fedeltà le fortune e le eclissi del territorio compreso tra Mar Morto e Mar Rosso.

 


Petra - La via colonnata

Il castello di al-Habis e la valle di Petra

Il castello di Shawbak

 

 

 

 


Shawbak e la Valle di Petra dal 400 a.C. al 629

La Transgiordania si trova tra i due potentati storici del Vicino Oriente: Siria ed Egitto. La regione è un crocevia fra i mercati del Mediterraneo e le piste carovaniere che dall’Oriente arrivano a Petra. È da sempre una terra di frontiera.

Dal 400 a. C. circa al 106 la frontiera dei Nabatei è una cerniera attraversata da merci, idee e costumi.

In età romano-bizantina, dal 106 al 629, la Transgiordania entra invece a far parte di un vasto impero mediterraneo. La frontiera verso l’Arabia, tra Damasco e il Mar Rosso, diventa una barriera fortificata: il Limes Arabicus.

Le fortificazioni del Limes difendono le strade e dipendono da città come Petra.

Anche Shawbak entra a fare parte di questo sistema.

FRONTIERE MEDITERRANEE

Le frontiere romane

L’impero romano fa del Mediterraneo il cuore di un sistema politico privo di frontiere interne e unito da una cultura comune.

La nuova frontiera romana consiste in una demarcazione militare che risponde a centri ‘lontani’: alle metropoli (Roma, Costantinopoli) e alle città (Gerasa, Philadelphia (l'odierna Amman), Petra).

Fino alla conquista araba del 629, il Limes Arabicus costituisce una difesa affidata a fortificazioni disposte a maglia larga, aderendo a specificità ambientali locali.

Pur originando spesso una fascia territoriale di transito, scambio e fusione di elementi culturali diversi, il Limes Arabicus, come i limites danubiano, renano, etc., separa le terre dell’impero romano dai ‘barbari’.

La frontiera in Transgiordania in epoca nabatea: le frecce indicano la permeabilità della frontieraLa frontiera in Transgiordania in epoca romana: la freccia indica la frontiera come linea di separazione

 

Petra e la frontiera nabatea: una cerniera commerciale del mondo antico

Attorno al 312 a.C. i Nabatei sono ancora nomadi ma la loro presenza nella valle di Petra è già certa. Dal 200 a.C. circa al 106 Petra è la capitale del regno nabateo, il primo impero arabo della storia.Uno stile di vita più sedentario compare verso il 100 a.C. circa: produrre la loro celebre ceramica rossa comporta infatti un accesso permanente alle formazioni di argilla, all’acqua e alla legna.

Petra si sviluppa fino dal 100 circa e integra città dei vivi e città dei morti in modo singolare e monumentale. Di questa fase restano strutture residenziali, imponenti complessi tombali scavati nella roccia, edifici pubblici come il ‘Grande Tempio’ e opere di ingegneria idraulica, risultato di un’amministrazione di alto livello.

Alla grandezza urbana di Petra nabatea si contrappone, a Shawbak, una frequentazione testimoniata solo da sporadici frammenti ceramici.

thumb_1.UN2_01_A_nab_IM22.UN2_01_A_nab_IM33.UN2_01_A_nab_IM4

Petra romana: una città all’interno del limes

Petra in età romano-imperiale mantiene un ruolo strategico dal punto di vista politico e amministrativo. La collocazione privilegiata sulle rotte commerciali non è ancora insidiata dalla crescita di Palmira.

La città si adorna infatti di infrastrutture ed edifici, inseriti in un grande piano urbanistico. Questi le conferiscono l’aspetto e il rango proprio dei maggiori centri urbani dell’Impero.

L’attività edilizia a Petra in epoca romano-imperiale è testimoniata anche dall’epigrafe di Al-Habis, realizzata tra il 200 e il 400 e poi riutilizzata, in periodo crociato, sul muro nord della cisterna del castello.

L’epigrafe celebra il restauro di un edificio e il tono del linguaggio indica un alto livello economico e sociale della committenza.

Beidha: il sito del palazzo nabateo durante lo scavoBeidha: vista fotorealistica della sala da Est (C. Kanellopoulos-P. Konstandopoulos)6UN2_02_B_IM1

Anche altri elementi scultorei recuperati dagli archeologi mostrano l’inserimento della città nel grande circuito imperiale romano.

Ne sono un esempio due reperti riferibili al culto di Dioniso: la testa di Elio dal Qasr Al-Bint e il ‘Vaso delle Pantere’ in marmo pavonazzetto proveniente dalla Petra Church.

La frontiera fortificata: il limes arabicus fra Udruh e Shawbak

Udruh, l’Augustopoli romana, è ubicata 15 Km a est di Petra, sulla strada militare integrata nella Via Traiana Nova che collega Arabia e Siria.

Diocleziano, al potere tra 243 e 305, stanzia qui la legione VI Ferrata.

La straordinaria epigrafe scoperta a Udruh nel 2005 e riferibile all’imperatore attesta la rifondazione di questo campo legionario, congelato al momento in cui si era trasformato in una monumentale città di frontiera.

Augustopoli riveste assoluta importanza strategica nel Limes Arabicus.

Assieme ad analogie tecnico-costruttive, ciò rende plausibile considerare anche il vicino sito monumentale fortificato appena riconosciuto a Shawbak come parte del sistema territoriale del Limes.

7UN2_05_B_IM1

Shawbak romana doveva costituire un importante centro logistico, anche con funzioni di stoccaggio alimentare. Sembra possibile dedurlo grazie a un edificio identificato come un probabile silos per cereali.

La scelta di Shawbak per il controllo del territorio sarà ripetuta secoli dopo dai crociati e confermata dagli ayyubidi, seppure in un diverso quadro storico e territoriale.

A Shawbak sono state condotte indagini utilizzando metodi propri della cosiddetta archeologia leggera come lo studio stratigrafico del paesaggio, degli elevati e dell’ambiente.

Queste ricerche hanno indirizzato le campagne di scavo 2006-2008, che hanno documentato la sorprendente presenza di un insediamento fortificato caratterizzato da elementi monumentali e databile alla lunga stagione romana.

Shawbak doveva infatti far parte del Limes Arabicus, sorgendo a difesa del punto in cui la Traiana Nova si biforca verso Udruh e Petra.

Il sito è forse da identificare con l’antica stazione viaria di Negla, citata nelle fonti scritte, ma ancora non localizzata con esattezza.

8UN2_05_B_IM4

 

 



Shawbak e la Valle di Petra dal 630 al 1100

Il Profeta Maometto predica la rivelazione dell’Islam tra il 611 e il 632 e riunisce le tribù dell’Arabia in una sola comunità.

Nel 629 l’avanzata araba determina il crollo dell’impero persiano e l’arretramento di quello bizantino, entrambi già indeboliti da una lunga guerra iniziata ventisette anni prima.

Tra il 630 e il 717 l’Islam conquista il Mediterraneo, dal Vicino Oriente alla Spagna, e l’eredità politica del Profeta viene raccolta da tre dinastie successive di califfi: gli Omayyadi, gli Abbasidi e i Fatimidi.

La nascita di un ‘impero’ islamico esteso tra l’India e la Spagna pone fine al ruolo di frontiera della Giordania meridionale. La regione diviene politicamente ed economicamente marginale. Petra è abbandonata.

FRONTIERE MEDITERRANEE

I confini del Mediterraneo all’alba del Medioevo

Il Mediterraneo del primo medioevo è da sempre al centro di interpretazioni storiche anche contrapposte.

È un crogiolo che raccoglie antichi equilibri e li intesse con elementi nuovi, anticipando tempi futuri.

Un luogo dai confini che mutano nel tempo e nello spazio.Fra ‘invasioni barbariche’ ed espansione dell’Islam arabo si ridisegnano infatti i confini fra i territori europei, africani e asiatici, ma anche fra epoche.

Maometto e Carlomagno, come scriveva il grande storico del ‘900 Henry Pirenne, rappresentano la stagione di passaggio tra due epoche che il Mediterraneo divide (divide?).

UN3_00_ORIENT_-IM1

 

 

 

La Giordania Omayyade

Fra splendore e abbandono: 661 – 750

All'epoca del profeta Maometto gli Omayyadi sono uno dei clan più ricchi di Mecca e partecipano al governo della città.

Nel 661 l’omayyade Muawiya, governatore della Siria, prende il controllo di Egitto e Iraq e diventa il primo califfo della dinastia, cioè la guida della comunità.

Le indagini archeologiche mostrano l’edificazione di grandi monumenti nelle città del nord, come la moschea a Jerash. Alcune di queste città, tra cui Amman, divengono importanti centri amministrativi omayyadi.

Nella Giordania meridionale Petra e la sua area perdono progressivamente di importanza e si spopolano. Sul Mar Rosso prospera, invece, la città di Ayla.

Castelli nel deserto e città portuali

I grandi insediamenti Omayyadi della Giordania si trovano nel nord del paese. Ne sono ottimi esempi i magnifici Castelli del Deserto e la Cittadella di Amman, investigata dalla missione spagnola.

A sud, oltre la decaduta Petra, fa eccezione solo Ayla, l’attuale Aqaba.

Scoperta nel 1985 dalla missione dell’Università di Chicago, Ayla è la prima città di fondazione islamica.

Qui, gli scavi, ripresi nel 2008 con l’Islamic Aqaba Project, documentano una straordinaria rete di rapporti commerciali che giungeva fino in Estremo oriente, come attestato da rinvenimenti di porcellana cinese.

1UN3_03_A_IM12UN3_03_A_IM23UN3_04_A_IM1

Le frontiere e le carovane di Hallabat

I Castelli del Deserto sono palazzi fortificati omayyadi localizzati a est di Amman. Prima dell’epoca islamica, negli stessi siti, si trovavano forti di epoca romana. Secondo Ignacio Arce questi ‘castelli’ servivano come punti di contatto tra i governanti e la popolazione nomade. Erano i capisaldi di una vera e propria “frontiera sociologica” tra il mondo urbano e i pastori signori del deserto.

 

La Giordania Fatimide

Il mondo visto dal Cairo:

909 – 1171

I Fatimidi sono una dinastia araba sciita che governa il nord-Africa, la Sicilia, Malta e il Vicino Oriente dal 909 al 1171.

Fondano il Cairo come nuova capitale e sottraggono Mecca e Medina al controllo Abbaside, dando vita a uno degli stati più forti del mondo islamico antico.

In Giordania il porto di Ayla si sviluppa considerevolmente sotto il loro governo.

4Ayla2

In periodo fatimide fiorisce l’artigianato di lusso.Vengono infatti prodotte ceramiche decorate a lustro, che, con i riflessi metallici, imitano i piatti in oro o argento, mentre i famosi cristalli fatimidi del tesoro del Cairo affascinano l’Europa.

Anche l’artigianato in metallo è sviluppato, come attesta ad esempio il rinvenimento di eccezionali quantità di recipienti, incensieri e candelieri in bronzo, a Cesarea e Tiberiade.

La Giordania Abbaside

Una rivoluzione giordana:

750 – 1258

Nel 750 a Humayma, situata a metà strada tra Petra e Aqaba, accade un evento straordinario: da qui gli Abbasidi organizzano un colpo di stato contro gli Omayyadi e trasferiscono la capitale da Damasco a Baghdad.

I convertiti non arabi, finora esclusi dal governo, li appoggiano e inizia  il califfato abbaside, che durerà fino al 1258 ma perdendo la Spagna.

In epoca abbaside, il centro egemone nella regione sembra essere Ayla.

Anche Petra e Shawbak tuttavia sono regolarmente frequentati, sebbene non ci siano tracce di insediamento stabile.

Da entrambi i siti provengono, infatti, utensili di importazione, talvolta anche rari. È questo il caso ad esempio delle piccole lucerne di ottima fattura decorate con motivi geometrici.


 

 

Shawbak e la Valle di Petra dal 1100 al 1189

 

Nel 1095, a Clermont, papa Urbano II chiede la difesa dell’Impero bizantino dalle minacce dei Turchi selgiuchidi.

La prima Crociata muove verso Costantinopoli.

La presa di Gerusalemme del 1099 getta le basi del Regno latino di Gerusalemme, sotto Goffredo di Buglione, a cui succederà, come re, nel 1100 il fratello Baldovino.

In pochi anni viene creato un nuovo sistema territoriale incastellato.

Questo sistema ricostituisce nella regione una frontiera che, oltre Giordano, mira a tagliare i collegamenti fra Siria ed Egitto e ad assumere il controllo dell’ultima fascia fertile predesertica.

La frontiera risorge così nella regione dopo secoli.

All’interno del sistema territoriale incastellato, un ruolo strategico fondamentale è svolto dai siti fortificati della valle di Petra: al-Wu’ayra, al-Habis e Shawbak, il sito a raccordo con la viabilità maggiore.

Dopo il 1170 circa i musulmani iniziano la riconquista: Saladino, con la rotta inflitta presso Tiberiade al re Guido di Lusignano, distrugge i castelli di Petra e riconquista Shawbak.

Nel 1189 l’Oltregiordano cessa di esistere come frontiera militare e feudo crociato.

FRONTIERE MEDITERRANEE

La frontiera degli stati crociati

La Crociata portò rapidamente alla fondazione di alcuni stati vassalli del Regno di Gerusalemme come il Principato di Antiochia, le Contee di Edessa, Tripoli, Beirut.

Si creava così una catena che dalle terre del Basileus bizantino giungeva alla Signoria di Transgiordania e al Mar Rosso, con i deserti come antemurali.

Le nuove frontiere non fanno venire meno un intenso traffico carovaniero, accordi si stringono; differenze e diffidenze ostacolavano la formazione di una società mista, ma relazioni anche politiche sopravvivevano alle pur ricorrenti distruzioni belliche.

UN4_00_IM2

Petra e la Transgiordania meridionale in epoca crociata

La funzione militare della frontiera: 1100 – 1189

Nel 1100, pochi mesi dopo la presa di Gerusalemme, Baldovino I effettua una spedizione che lo porta a Petra.

Qui, in pochi lustri, fonda un sistema classico d'incastellamento feudale centrato sulla valle e appoggiato sui castelli di al-Habis e al-Wu‘ayra.

Il sistema è stato messo in luce dalle indagini condotte a Petra.Queste ne hanno rilevato l’insospettata struttura complessa e le grandi dimensioni, che provano il rilievo fondamentale del sistema d’incastellamento nella difesa del Regno.

Dopo quasi mezzo millennio di abbandono, alla scelta strategica di insediarsi nella valle segue quella tattica di rioccupare siti già fortificati in età bizantina.

Petra riassume così un ruolo nodale nella difesa e soprattutto nel governo di un territorio che si estende fino al Mar Rosso.

È risorta la frontiera, ma con i caratteri propri del medioevo mediterraneo. La frontiera infatti non è più una barriera solo tecnico-militare, ma una funzione che si avvia ad essere svolta da un’intera regione e da un sistema insediativo.

Le fortificazioni dei castelli di Petra

Il castello di Wu‘ayra controllava gli accessi alla valle di Petra, agendo a sistema con quello di al-Habis.

Il sito, indagato archeologicamente, ha fornito la chiave di lettura per comprendere la struttura insediativa di Petra crociata.

Lo scopo fondamentale consisteva nel controllo del fondovalle e delle sue risorse idriche, agricole, logistiche. Un modello di interpretazione che ha recentemente trovato precise conferme nei rinvenimenti delle missioni tedesche a Wadi Farasa ed anche dalla missione ACOR a Beidha.

1UN4_01_A_-IM1_8002UN4_01_A_-IM2_8003UN4_01_A_-IM4_800

Shawbak in epoca crociata

Nascita di un sistema insediativo: 1100 – 1189

Nel 1115 Baldovino I erige il castello di Shawbak, nell’ambito di un riassetto territoriale della Transgiordania meridionale che va da Kerak ad Ayla.

Shawbak, citato nelle fonti franche come Crac de Montréal, è risultato essere la chiave disposta a protezione della 'Strada dei Re' e delle risorse dell'ultima fascia predesertica, coltivata anche a cereali, olive e zucchero.

La collocazione di Shawbak era ideale per il controllo delle vie carovaniere fra Egitto e Siria, oltre che delle piste verso l’Hijiaz e l’Arabia profonda.

In tre lustri nasce un sistema territoriale che si appoggia al ‘complesso petrano’ ed è costituito dai castelli maggiori, da almeno altri 3 punti forti e dal vicino Shawbak.

Un sistema che si estende per oltre 400 Km fra Amant, il castello ‘urbano’ di Kerak, l’oasi difesa di Tafileh, fino ad Ayla e all’ile de Gray ubicata di fronte al Sinai.

Shawbak: la porta di Transgiordania

Le più recenti ricerche archeologiche hanno messo in luce che Shawbak sorge su un sito fortificato di epoca romano-bizantina. Ciò può spiegare l’affermazione del cronista Alberto di Aix, secondo cui il castello viene costruito in appena 18 giorni.

L’ubicazione di Shawbak “reclama a sé il controllo su tutta la regione circostante”, come recita un’altra fonte crociata, Fulcherio di Chartres.

4_8005UN4_03_A_IM3_800

CF5: la porta di Shawbak

In periodo crociato Shawbak è cinto da due cerchie di  mura e ha un borgo fortificato a sud, citato per la prima volta intorno al 1150.

Qui i Crociati ricorrono a due tipi di strumenti per la finitura del materiale da costruzione: l’ascettino e strumenti dentati.

Il primo è tipico della tradizione occidentale diffusa tra il 1100 e il 1200 ed è stato utilizzato tra gli anni ’40 e ’50 del 1100 nell’abside della Chiesa Bassa.

Lo strumento dentato impiegato dai Crociati è invece la gradina.

È questo un fatto interessante perché l’uso di strumenti dentati in Occidente è attestato per la prima volta in quegli anni nelle murature del Duomo di Pisa. Gli archeologi quindi si stanno interrogando sulla possibilità che questi strumenti siano stati conosciuti dagli europei in seguito ai rapporti intessuti proprio nell’età delle crociate, quando entrano in contatto con le maestranze arabe del medioriente.

Le strutture del CF 5 e le strategie di accesso al castello

La frontiera come cerniera culturale

La costruzione di un documento archeologico:

1100 – 1189

Lo studio archeologico su base territoriale degli insediamenti della valle di Petra ha permesso di creare strumenti per individuare le produzioni di età crociata.

L’analisi ha prodotto infatti atlanti cronotipologici delle strutture murarie, che consentono di attribuire ai Crociati modalità costruttive e uso di strumenti utilizzati per la prima volta in tutta la regione.

Fondamentale per delineare la complessità dei rapporti tra le popolazioni locali e i Crociati è stata poi l’analisi delle ceramiche provenienti da scavi stratigraficamente accertati.

Primo tra questi è stato lo scavo di al-Wu’ayra, che ha consentito di comprendere le dinamiche produttive e commerciali conseguenti all’arrivo dei Crociati.

Il contatto tra crociati e popolazione locale in Transgiordania: produzione ceramica

Fin dalle sue prime ricerche in Transgiordania la missione archeologica dell’Università di Firenze ha mirato a individuare i caratteri specifici dell’insediamento.

A questo scopo è stato necessario creare specifiche serie documentarie materiali di riferimento, come già fatto dall’archeologia storica europea alcuni decenni fa.

Di queste serie sono esempio le cronotipologie delle murature e delle classi ceramiche, soprattutto locali, fin qui non disponibili, da utilizzare come fossile-guida.

7UN4_06_B_-IM1_800

Maestranze per una nuova committenza

Gli scavi di al-Wu’ayra hanno fornito informazioni sui caratteri della ceramica fatta a mano di periodo crociato.

Ciò ha consentito di datare anche contesti di altri siti come Behida e Wadi Farasa, dove è stata rinvenuta la stessa ceramica.

La ceramica fatta a mano presente all’arrivo dei Crociati e utilizzata dalle popolazioni locali era realizzata a livello familiare, con forme non standardizzate e cotture disomogenee.

E’ anche stato possibile riconoscere una produzione specifica affermatasi dopo l’arrivo dei Crociati. I produttori locali infatti hanno saputo rispondere alle esigenze di questa nuova ‘committenza’ con sorprendente efficienza.

Il conseguente aumento della richiesta sul mercato ha inoltre stimolato nuove produzioni artigianali specializzate, capaci di realizzare vasi di dimensioni standardizzate e con decorazioni.

I Crociati a Shawbak

Abitare la frontiera: 1100 – 1189

Il castello di Shawbak è ubicato su un rilievo calcareo emisferico e ha una cittadella fortificata quasi perfettamente ellittica.

Il primo dei due cerchi di mura che cingono il castello viene eretto per volontà di Baldovino I, a difesa degli edifici del potere religioso e civile, oltre che le abitazioni della popolazione che vi risiedeva.

Shawbak dispone di un sistema di accesso difeso, collocato nella parte meridionale del sito. Ha inoltre due chiese, di cui una monumentale, una cappella e un piccolo borgo murato, attestato nelle fonti nel 1152 e definito “barbacane”.

Nella parte nord del sito è probabile che si trovassero i quartieri residenziali già in epoca crociata, come le ultime campagne archeologiche stanno mostrando.

Alla ricerca del palazzo crociato

Nell’area nord del castello il deposito archeologico appare di notevole entità.

Per verificare l’ipotesi che qui sorgesse un palazzo signorile di epoca crociata si è fatto ricorso a indagini geodiagnostiche basate sulla resistività elettrica.

Queste sono state condotte sia all’interno che all’esterno di un grande ambiente voltato e hanno permesso di individuare la presenza di strutture edilizie considerevoli, a diverse profondità.

Il dato è stato poi confermato dallo scavo, che ha mostrato come l’ambiente sia stato successivamente inglobato nel complesso palaziale ayyubide in significativa continuità, anche stratigrafica.

8UN4_04_B_-IM6_8009UN4_07_B_-IM1_80010UN4_07_B_-IM4_800

Shawbak: abitare un castello. La vita religiosa

L’arrivo di Baldovino a Shawbak dà l’avvio alla costruzione di strutture a carattere religioso.

Si tratta della chiesa superiore, posta nell’area sud-est e probabilmente dedicata a S. Maria, della chiesa inferiore, nell’area meridionale del sito, tra la prima e la seconda cinta muraria, e di una cappellina, situata fuori dalla seconda cinta.

11UN4_08_B_-IM2b_800

Shawbak: abitare un castello. La dimensione militare

 

La cinta più interna, di epoca crociata ha un perimetro di 350 metri e difende un’area di circa 7750 mq.

La cerchia di mura era intervallata da salienti a base rettangolare e leggermente aggettanti e proteggeva una probabile area signorile ancora in corso di scavo.

Questa era ubicata nella parte settentrionale del sito, in posizione elevata e lontana dal sistema d’accesso principale al castello, posto invece nell’area meridionale.

Qui, la ricerca archeologica ha evidenziato la presenza di un borgo fortificato addossato alla seconda cinta e usato dalla popolazione come area abitativa. Si tratta di ambienti voltati, di dimensioni medie, talvolta con sostruzioni arcuate per superare i dislivelli della collina.

12UN4_04_B__IM1_800






 

 


 

Shawbak e la Valle di Petra dal 1189 al 1260

Il califfato abbaside aveva molte frontiere interne.

I governatori godevano di grande autonomia e i più importanti, o sultani, erano quasi indipendenti da Baghdad.

Nur Al-Din, governatore di Aleppo, decide nel 1150 di conquistare Gerusalemme.

Saladino, generale curdo di Nur Al-Din, conquista nel 1171 l’Egitto. Morto Nur Al-Din nel 1174 Saladino conquista la Siria e diventa sultano.

Cade la frontiera tra Egitto e Siria e Saladino si rivolge alla Transgiordania latina e Gerusalemme.

Provocato dal signore di Shawbak, Saladino batte l’esercito latino nel 1187 ad Hattin, conquista Gerusalemme e, solo nel 1189, Shawb

I castelli crociati vengono abbandonati ma a Shawbak sorge una nuova città, erede di Petra; è il segno archeologico di un passaggio d’epoca storica, in cui hanno pari forza gli elementi di discontinuità politica e quelli di conferma, cioè la nuova centralità della regione, fondata  su di una nuova concezione del ruolo di frontiera.

FRONTIERE MEDITERRANEE

La frontiera della “Reconquista” spagnola

In Spagna, la progressiva avanzata della frontiera cristiana verso sud, a spese degli Arabi, è legata a figure di eroi e a immagini guerresche.

Tuttavia le relazioni che legavano i due mondi erano molto più ricche e complesse.

Le differenze fra le due culture lungo una delle frontiere più mobili d’Europa avevano creato contatti e scambi, in contrasto con una concezione rigida dell’identità culturale.

UN5_00_-IM1

 

 

 


La Transgiordania tra Damasco e il Cairo

Nur Al Din e Saladino, alleati e rivali: 1146 – 1174

Le divisioni tra i Fatimidi di Egitto e gli Abbasidi siriani avevano favorito i Crociati, che si erano incuneati tra le due potenze creando il Regno latino.

L’obiettivo di Nur Al-Din era ambizioso: sconfiggere gli Europei e saldare il fronte siro-egiziano.

Da Aleppo egli conquista molte terre agli stati latini del nord, ma il suo capolavoro è la presa di Damasco, nel 1154.

Ripercussioni si ebbero anche nel cuore della Transgiordania, dove i castelli cardine del sistema di Petra, Wu’ayra e Al-Habis, conservano tracce archeologiche degli assedi del 1144 e del 1158.

Da qui Nur Al-Din invia Saladino in soccorso all’Egitto minacciato dai Crociati. Nel 1171, con la conquista del Cairo, Saladino, ora potente, vuole sottrarsi al controllo di Nur Al-Din. Alla morte di questi, nel 1174, il generale curdo risale la Giordania e conquista in pochi mesi Aleppo e Damasco riunificando Egitto e Siria.

Il sogno di Nur Al-Din diventa la realtà di Saladino.

Il crollo del Regno Latino di Gerusalemme

Saladino alle porte di Shawbak: 1187 – 1189

Saladino è il capostipite della dinastia detta ayyubide e nonostante abbia ridotto l’Oriente latino a una sottile striscia costiera, la sua figura è popolare in Europa. Molti autori cristiani, incluso Dante, ne apprezzano le doti politiche e cavalleresche.

Dopo la giornata di Hattin del 1187, conquistata Gerusalemme, i castelli della Transgiordania vengono cinti d’assedio.

Nel luglio 1189 Mont Réal si arrende e i crociati vengono congedati con onore. Tramonta la Transgiordania latina, ma non l’astro di Shawbak.

Alla feudalità centroeuropea, una società e una cultura rurale abituata a governare dal territorio, succede una cultura urbana. Questa, come quella del mondo antico, organizza l’amministrazione di uomini e cose da città-capitali.

Così come in Europa, con il 1200 si avvia l’autunno del medioevo tradizionale e si annuncia il mondo moderno.

Rinaldo di Chatillon signore di Shawbak

La Transgiordania era una regione strategica.

Quando il re era giovane o malato i signori di Shawbak governavano spesso in suo luogo. Rinaldo di Châtillon, il più famoso di loro, è una figura tragica.

Resosi quasi indipendente dal re organizza attacchi contro l’Islam. Osa l’incredibile incursione navale nel mar Rosso, per occupare Mecca e Medina e dirottare su Shawbak i commerci fra Yemen e India.

La sua spietata aggressività ne fece il più odiato nemico di Saladino.

UN5_02_A_IM1 UN5_02_A__IM2UN5_02_A_IM3

Gli assedi di Saladino

Nel 1138 i Bizantini attaccano Shayzar, in Siria, con grandi catapulte. Le devastazioni provocano un vero shock nel mondo islamico.

Saladino vuole che il suo esercito sia all’avanguardia nel settore e fa condurre studi dettagliati.

È a Shawbak, nel 1172, che probabilmente Saladino testa le sue nuove macchine. Da quel momento i bombardamenti dei castelli diventano la regola.

Archeologia dell’assedio a Shawbak

Lo studio archeologico della porta CF3 di Shawbak permette di valutare i danni provocati dalle macchine di assedio e le strategie di difesa adottate.

Una lunga serie di crolli e riparazioni attesta le piogge dei proiettili di Saladino. Per resistere, i Crociati costruiscono ripari e ambienti voltati presso la porta.

A Kerak ben cinque livelli di gallerie proteggevano gli uomini senza ostacolarne la mobilità.

UN5_03_B_IM4UN5_03_B_IM5

Shawbak all’epoca ayyubide

Dal castello alla città: maggio 1212

Con il terremoto del 1212 la devastazione è grande, dal Cairo a Kerak.

Wu’ayra, Al Habis, Shawbak recano tracce stratificate dei crolli: sono un cumulo di macerie e solo a Shawbak  il palazzo e le chiese sembrano non aver sofferto.

I castelli crociati, l’intero sistema petrano restano abbandonati; a Shawbak l’archeologia ha potuto ricostruire assetti, vicende, intenzioni e connotati di una straordinaria ricostruzione.

Da Damasco accorrono scalpellini e capimastri, non per ricostruire un castello, ma per fondare una nuova città.

A Shawbak avviene una vera mutazione genetica. L’antico castello si trasforma infatti in una raffinata capitale islamica, sotto il governo degli eredi di Saladino.

Le tappe principali di questa transizione, dal punto di vista materiale, sono essenzialmente tre: la costruzione del palazzo di Al Mu'Azzam 'Isa Sharaf Al-Din, tra 1208 e 1212, con datazione archeosismica, la riorganizzazione del reticolo della città, la promozione di un insediamento urbano alla base della collina.

Nel vecchio castello sorgono quartieri residenziali con case a schiera. Un cronista, addirittura, annota: “Giungono alberi da tutte le contrade. Shawbak eguaglia Damasco con i giardini, le acque abbondanti e con l’aria pura”.

Sulla grande strada tra la Siria e l’Egitto è sorta la nuova capitale della Giordania del sud.

UN5_04_A_IM6UN5_04_A_IM7UN5_04_A_IM8

Shawbak capitale Il palazzo di Al-Mu’azzam ‘Isa: 1208 - 1212

Il palazzo di Shawbak è il più importante monumento ayyubide della Giordania.

Al-Mu’azzam ‘Isa lo edifica sui ruderi del palazzo crociato, prima del terremoto del 1212.

Il palazzo rappresenta materialmente il rilievo internazionale della città e di tutta la Giordania meridionale all’inizio del Duecento.

La sontuosa sala delle udienze è stata identificata nel 1988 da Robin Brown e studiata dalla missione archeologica italiana dal 2005.

Il modello del palazzo è una variante di quelli delle cittadelle ayyubidi di Aleppo, Sahyun e Qal‘at Nagm.

L’elaborata progettazione architettonica e planimetrica sembrerebbe inspiegabile in una costruzione provinciale.

Solo la recente scoperta del ruolo di capitale della Shawbak ayyubide può giustificare questa eccezionale presenza.

UN5_07_A__IM9UN5_07_A_IM1011.F_52

Una capitale cosmopolita

La conquista ayyubide non sembra intaccare profondamente la geografia religiosa della regione di Shawbak e Petra. Il cristianesimo resta ben radicato anche sotto il dominio degli eredi di Saladino.

Il cosmopolitismo culturale della capitale regionale è felicemente sintetizzato da un architrave di epoca ayyubide che reca una decorazione bipartita con motivi islamici e cristiani.

UN5_08_B_IM12

Shawbak, il palazzo, la frontiera

Il palazzo di Shawbak in età ayyubide è conteso tra i sultani di Damasco e del Cairo.

Esso entra anche a far parte occasionalmente, insieme a Kerak, di un principato ayyubide che ricalca i confini dell’antica Transgiordania latina.

Sconfitti i crociati, la frontiera siro-egiziana, cancellata da Saladino torna a esercitare la sua millenaria influenza sulla regione.

Shawbak è ora il baricentro di questa frontiera

UN5_09_B_IM13

 

 

 

 

Shawbak e la Valle di Petra dal 1261 al 1516

Shawbak crociato-ayyubide conserva straordinariamente leggibili nelle proprie pietre le testimonianze di una radice ‘medievale’, all’origine di tutta la parabola storica successiva: dalla prima età mamelucca, oltre la lunga fase ottomana. Ancora negli ’30 del ‘900, Shawbak era sede della polizia del deserto.

I Mamelucchi, preso il potere in Egitto e sconfitti il Mongoli, conquistano anche Shawbak, nel 1261.

La frontiera tra Siria ed Egitto è ora instabile e Shawbak viene decastellato tra il 1292 e il 1293, ma rifortificato nel 1297.

Nel 1291 Acri, Beirut, Sidone e Haifa vengono conquistate. Finisce così l’Oriente Latino.

Sotto i Mamelucchi le produzioni ceramiche si sviluppano ulteriormente rispetto all’epoca ayyubide e gli scambi commerciali tra Siria ed Egitto si fanno intensissimi.

Dal Cairo i tappeti partono anche verso l’Europa e Shawbak è uno dei centri produttivi

FRONTIERE MEDITERRANEE

La frontiera balcanica fra Mamelucchi e Ottomani

Tra 1300 e 1400, in piena età mamelucca, inizia la presenza degli Ottomani nel Balcani, in Tracia e Bulgaria.

Nel secolo successivo gli Ottomani cominciano un processo bisecolare di conquista che li porterà alle soglie di Vienna, sul finire del 1600.

Nella vasta regione che controllano gli Ottomani concedono tuttavia forme assai avanzate di autonomia e di tolleranza religiosa verso i cristiani ortodossi, oltre a moderare la pressione sui ceti agrari.

Nel mondo cristiano si ha così la sensazione di confinare con un’autorità relativamente disponibile a relazioni costruttive.

UN7_00_IM1_800

Cittadelle, armature e

cannoni: i Mamelucchi in guerra

Con i Mamelucchi iniziano a diffondersi le prime armi da fuoco.

Il loro impiego costituisce comunque un adattamento a cui essi sanno adeguarsi con difficoltà.

Le migliori difese del sultanato saranno ancora affidate ai raffinati dispositivi tradizionali: armature personali e cittadelle fortificate.

Le grandi macchine da assedio si sviluppano e i trabucchi, di enormi dimensioni, arrivano a lanciare proiettili di 200-300 chilogrammi

UN7_01_B_IM2_800UN7_01_B_IM3_800UN7_01_B_IM4_800

Produzioni di epoca mamelucca

In epoca mamelucca vengono riprese e sviluppate le tecniche produttive già in uso in età ayyubide, sia nell’ambito dei prodotti di lusso che delle ceramiche d’uso comune.

Ora gli scambi commerciali tra Siria ed Egitto si fanno intensissimi, grazie al controllo unitario esercitato dai sultani Mamelucchi sull’Egitto e sulla Grande Siria.

Tipologie ceramiche “di lusso” sono state rinvenute nel castello di Shawbak; questo dato conferma la centralità del sito in quest’epoca, già ampiamente attestata in ambito politico, militare e economico.

UN7_02_A_IM6_800

I Mamelucchi a Shawbak Fra sviluppo e una difficile continuità: 1261 - 1516

Nel 1261 Baybars si assicura il controllo di Shawbak, con la conquista della sua cittadella.

L’epoca mamelucca è testimone sia di grandi realizzazioni, sia dei primi segni di ripiego della capitale della Giordania del sud. In questo periodo la cittadella viene fortificata o decastellata, seguendo le sorti della frontiera siro-egiziana.

Kerak si afferma come capitale della Transgiordania. A nord cresce il ruolo di Hesban.

Baybars, un sultano a Petra

I Mamelucchi usavano la parola scritta in entrambe le forme, monumentale e miniaturistica, per rivendicare Shawbak come loro possesso e legittimare la propria presenza nella regione che da esso dipendeva.

Le epigrafi, la loro stessa collocazione esposta erano una sorta di manifesto politico di rilevanza e centralità.

Baybars, il sultano conquistatore, visita Petra attorno al 1276. La sua descrizione dei castelli di Al-Wu’ayra e Al-Habis registra la desolazione in cui era tornata la valle all’indomani del breve ‘rinascimento’ crociato.

I ruderi delle fortezze, non restaurate dopo il terremoto del 1212, mostravano con evidenza il modo in cui gli Ayyubidi avevano governato la regione. Non più dai castelli ma, secondo la tradizione urbana dell’Islam, dalla città capitale: Shawbak

UN7_03_A_-IM7_800UN7_03_A_-IM8_800UN7_03_A_IM9_800

La struttura economica di Shawbak si rafforza

Le raffinate produzionimamelucche a Shawbak:

1249 – 1516

In periodo mamelucco, a Shawbak, viene rivolta grande attenzione all’incremento di alcune attività produttive di successo al di fuori della regione.

Ancor più rinomate diventano quindi le capacità degli artigiani mamelucchi. Queste erano già note per i raffinati oggetti cairoti in metallo intarsiati d’oro e d’argento, che riprendevano la tradizione ayyubide.

Le produzioni tessili rivestono una grande importanza, soprattutto quelle dei tappeti, fabbricati con seta e lane riccamente colorate.

La conquista della Transgiordania meridionale, che aveva alcune terre molto fertili, ha incrementato anche la produzione dello zucchero, presto celebre.

La produzione edilizia: la riapertura delle cave di calcare conchilifero

Gli imponenti bastioni del castello sono stati costruiti in un calcare conchilifero estratto dalle vicine colline e modellato in grandi blocchi.

Questi arrivano a misurare fino a due metri di larghezza e risultano comparabili solo a quelli di epoca romana. Estrarre dalle cave, trasportare e mettere in opera conci di queste dimensioni rende necessaria la presenza di maestranze specializzate.

A questo scopo erano infatti indispensabili macchinari per sollevare e spostare i blocchi, sia nel piazzale di cava che al momento della messa in opera.

UN7_06_A_-IM10_800

Shawbak e la fertilità del suo territorio: la produzione di zucchero

La produzione dello zucchero è una delle maggiori attività economiche del mondo arabo fra 1000 e 1500.

Shawbak e la produzione dei tessuti

A Shawbak, una delle maggiori novità archeologiche nel settore delle attività produttive consiste nella lettura del riadattamento degli antichi quartieri del borgo crociato-ayyubide.

Questi erano incentrati sul complesso architettonico che comprendeva la chiesa inferiore, una piccola cappella e il sagrato che le metteva in comunicazione. Qui è stato costruito un complesso opificio produttivo per la tintura delle fibre.

La documentazione archeologica della produzione dei tessuti

Si tratta di un ambiente costruito in più fasi e dotato di una cisterna cilindrica, sotto alla quale si accendeva un fuoco per i trattamenti in bagno caldo, e di una serie di vaschette per i bagni a freddo e per la raccolta dei reflui di lavorazione.

Analisi archeometriche hanno individuato la presenza di fibre tessili nei rivestimenti in cocciopesto delle vaschette, facendo pensare a una produzione specializzata.

Questa era probabilmente dedicata alla realizzazione di tappeti mamelucchi simili a quelli di produzione egiziana o delle matasse di filo tinto necessarie alla loro realizzazione.

Quello di Shawbak è attualmente l'unico Tiraz mamelucco individuato archeologicamente nell'intero Medio Oriente ed uno dei maggiori conosciuti nel Mediterraneo del tempo.

UN7_08_B_-IM12_800UN7_08_B_IM13_800

 



 

Le fluttuazioni climatiche  dell’Asia occidentale dall’ultima glaciazione a oggi

Il clima terrestre è da sempre variabile con alternanza di periodi più freddi o più caldi rispetto a quello odierno.

Anche se con cicliche ripetizioni climatiche, la temperatura e l’umidità sono andate progressivamente riducendosi.Ne sono conseguiti l’aumento della stagionalità, la contrazione delle foreste e l’espansione delle steppe erbose.

Picchi di temperatura vengono registrati fino al 1450 circa: il ‘Caldo Periodo Medievale’. Segue un intervallo piuttosto freddo, noto come la ‘Piccola Glaciazione’, durato fino al 1850 circa. Quindi una nuova oscillazione calda dal 1880 al 1940.

La ‘Frontiera Climatica’, determinata dall’aumento delle temperature e dalla tendenza verso un inaridimento progressivo, spingerà le popolazioni dell’Asia occidentale all’abbandono del nomadismo.

Questi fattori saranno determinanti per l’avvio della domesticazione.

Mar Rosso - Castello dell'Isola dei FaraoniShawbak - Resti di pesce pappagalloD_93_terebra

 

Il progetto di restauro si basa su un costante raccordo con la ricerca archeologica e sulla puntuale analisi delle testimonianze architettoniche sotto il profilo storico e materico.

In particolare, il progetto architettonico è stato redatto dal Prof. Arch. Pietro Ruschi e dagli architetti Carlo e Lodovico Mocenni, con la collaborazione dell’ingegner Pierre Drap e del dottor Dario Rose. Il progetto strutturale è stato eseguito dall’ingegner Enrico Sodi.

Il progetto di restauro, in questa fase, interessa tre parti del complesso fortificato: la modifica dell’attuale profilo sommitale della cortina occidentale realizzata alla fine del secolo scorso, il consolidamento e il restauro della porta di accesso della seconda cerchia muraria e la messa in opera di una  copertura dell’opificio ubicato di fronte alla chiesa inferiore.

Tali interventi sono collegati tra loro da un criterio metodologicamente unitario, in grado, tramite verifiche e modifiche, di estendersi in futuro anche alle altre parti del complesso. A tal fine, si è fatto ricorso a tecnologie moderne e a metodi costruttivi tradizionali, eseguibili anche da maestranze locali.

Pianta generale del castello con individuazione degli interventi progettuali: A – Nuova articolazione del profilo sommitale della cortina occidentale. B – Consolidamento e restauro della porta della seconda cerchia muraria. C – Realizzazione di una nuova copertura per l’opificio.cortina-intervento-proposto 5---restituzione-virtuale

login