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Il saggio di scavo stratigrafico, eseguito nella campagna di indagini 2009, è posizionato sul ciglio della strada che conduce oltre il sito di San Vivaldo, dove erano visibili, già affioranti dalla vegetazione, alcune strutture murarie in sezione che, in accordo con la documentazione iconografica e scritta, appartenevano alla scomparsa cappella della Domus Herodis - Casa di Erode.

In questa area si sono concentrate le indagini di scavo stratigrafico, con lo scopo di mettere in luce le strutture e delinearne, se possibile, funzione e ricostruzione topografica.

La rimozione dellhumus

 Le indagini hanno avuto l’obiettivo di evidenziare le strutture senza necessariamente arrivare al livello della roccia madre, poiché è in previsione un consolidamento delle stesse per la fruibilità al pubblico. Inoltre sia la situazione conservativa dei setti murari sia la loro stessa localizzazione, emergenti dalla scarpata, sono causa di un’estrema fragilità di tutto il piccolo complesso architettonico, particolare che ha consigliato di non rimuovere tutti i depositi e la radici: pena il crollo definitivo. Lo scavo si è quindi incentrato sulla fascia superiore del saggio.

Dopo la rimozione dell’humus erano presenti due strati: uno strato di terra friabile a matrice argillosa di colore giallo, presso il limite E (US201), e uno strato più compatto e plastico, sempre giallo, sul lato W (US202).

Eidotipo

Le strutture murarie in questa fase dello scavo erano tutte visibili ma non chiaramente interpretabili, nei loro rapporti fisici e funzionali. Verso N/E pochi laterizi (USM204) costituivano il paramento interno di una muratura in pessimo stato conservativo, con andamento S/E-N/W, di cui parte del nucleo era ancora interrato. Parallelo ad esso un secondo setto murario in laterizi (USM207) e fra i due alcuni mattoni disposti di piatto (US203) erano probabili residui di un piano pavimentale in parte coperto dalla US202 e in parte scivolato a quota inferiore, verso N .

Il setto murario visibile al centro dell’area (USM205), invece, si presentava come un nucleo molto spesso – probabilmente a sacco -, con pietrame di arenaria e malta poco tenace.

Figura 13, Residui di piano pavimentale (US203) e i setti murari in laterizi (USM207, 204, 205).

 Il meglio conservato era il setto murario, anch’esso in laterizi, sul lato N/W (USM210), che sembrava avere un’estensione rilevante, in quanto erano visibili parti affioranti in sezione nel ciglio, come nella fig. 13.

Figura 14, Caratteristiche tecniche del setto murario USM210.

 Figura 15, Foto panoramica dei setti murari dopo la rimozione dell’humus.

 La rimozione delle US202 e 201 ha messo in luce una situazione chiara che, proprio per le sue caratteristiche di leggibilità, si auspica venga consolidata per la fruizione. I setti murari USM210, 208 e 204 (spessi dai 45 ai 50 cm) costituiscono il perimetro sud-orientale di una medesima struttura con probabile pianta quadrangolare, in gran parte crollata assieme alla scarpata: la Domus Herodis.

 Figura 16, Rilievo planimetrico di fine scavo (in blu le US/USM).

 Il setto murario S/W è costituito da un paramento esterno (USM210), in laterizi con tracce di intonaco grezzo o malta molto rifluente, e un paramento interno in blocchi irregolari di arenaria e laterizi (USM 211), in pessimo stato conservativo e scarsamente leggibile. La muratura a N/E sembra anch’essa costruita nel medesimo modo, anche se non è percepibile nettamente un limite fra il paramento esterno ed interno (USM 204), inoltre all’interno si conserva un buona quantità di intonaco bianco liscio. Lo stesso intonaco che riveste il paramento interno del setto murario USM 208 e di cui ora è visibile anche il prospetto esterno, anch’esso in laterizi e pietre di arenaria.

La localizzazione dell’intonaco residuale e la presenza del piano in laterizi (US 203), oltre che l’andamento delle murature, permettere di riconoscere fra interno ed esterno della cappellina, che si rivela orientata N-S e di dimensioni abbastanza ridotte: attualmente poco meno di 5 m, sebbene prevalentemente perduta a causa del dilavamento lungo la scarpata, dove certamente proseguiva il resto della fabbrica. A conferma del dilavamento di tutto l’edificio verso N è la totale essenza di materiale, negli strati rimossi, identificabile come appartenente al crollo della cappella.

Figura 17, Veduta dall'alto del piano pavimentale US203, nell'angolo S/E della Domus Herodis.

 All’interno di questa, la struttura già visibile prima dello scavo, in appoggio sul setto murario USM208, si rileva una muratura molto spessa - circa 180 cm - costituita da un paramento esterno in laterizi visibile verso W (USM 207) e un nucleo con paramento esterno indifferenziato, verso E (USM 205). Non è possibile, ormai, a causa del dilavamento, risalire alle dimensioni originarie ma è ipotizzabile che, data la posizione e le dimensioni, tale struttura possa essere riferibile a quel che rimane di un piccolo altare addossato alla parete Sud della cappellina.

 

Figura 18, I setti murari USM208 e 204, attribuibili alle murature superstiti della Domus Herodis, con le tracce pavimentali (US203) e quel che resta di un probabile altare (USM207 e 205).

 Immediatamente a ridosso del limite S del saggio si rileva, inoltre, la presenza di un setto murario orientato E-W, leggermente più spesso di quelli della cappellina – ca. 55 cm -, costituito da laterizi e arenaria sia in lamelle sia in pietre spaccate, legate da malta molto friabile con scarsissima aderenza (US213). In questo caso è ben visibile, sotto la US 202, anche il crollo di questo paramento (US214), con pietre e laterizi, anche integri, con andamento S-N, in appoggio sul muro della cappellina USM 208 ma non sulla sua cresta rasa. Questo particolare farebbe pensare che il crollo del muro USM 213 possa essere avvenuto prima del collasso della cappellina.

 Figura 19, La situazione di fine scavo: in evidenza il setto murario USM213 e il suo crollo (US214) in appoggio sulle strutture della Domus Herodis (USM210 e 208).

Si potrebbe quindi ipotizzare che il setto murario USM 213 sia identificabile, data la sua localizzazione sia rispetto alla Domus Herodis sia all’intero sito, con una porzione del muro di cinta che circondava il complesso di San Vivaldo, esattamente come le mura urbiche cingevano e cingono Gerusalemme.