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ABSTRACT da: “Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana”, n. 2/2006, Firenze, pp. 55-58.

Le analisi archeologiche condotte da un’équipe afferente alla Cattedra di Archeologia Medievale dell’Università di Firenze, nella chiesa di San Domenico nell’estate 2006, a completamento della prima fase di indagini svoltesi negli anni ‘90 e in previsione di un’esposizione permanente, si sono proposte di apportare un contributo archeologico complessivo sull’intero monumento: sia sulle strutture sia, in particolare, sul consistente complesso ceramico rinvenuto nei riempimenti delle volte del coro trecentesco.

Il programma, partendo dai risultati già raggiunti dalle indagini precedenti e valendosi di innovazioni sia tecnologiche (per quel che riguarda il rilievo) sia di approccio alla documentazione di scavo, ha previsto la particolareggiata documentazione scientifica di una specifica tecnica edilizia, mediante lo svuotamento della vela 'gamma' (l’unica integra e sigillata) ed il completamento dello studio di uno dei più importanti complessi ceramici della Toscana medievale.

Elementi di metodo. Le singole azioni, antropiche e volontarie, di deposizione di gruppi di vasi, riconosciute come 'micro-fasi' di cantiere, sono state documentate ricalibrando alcune voci della scheda US. La rimozione di ogni US ha previsto anche la registrazione dei rapporti fisici fra i singoli vasi (è stata per questo elaborata un’apposita scheda SAV). L’insieme delle azioni è stata ricondotta ai vari livelli di deposizione, interpretati come 'unità di attività' (scheda A).

Le superfici (interfaccia) dei livelli sono state rilevate con il laser-scanner e fotografate sistematicamente. Con una messa a punto del software Photomodeler[1], in laboratorio, le foto verranno orientate nello spazio tridimensionale ed 'agganciate' ai punti del laser-scanner per realizzare un modello tridimensionale fotogrammetrico integrato, con il quale sarà anche possibile ricostruire la geometria dei solidi dei vasi per ottenere sezioni di straordinaria eloquenza visiva. I reperti ceramici (siglati in situ) sono stati catalogati e archiviati sul database PETRAdata©, (elaborato ed utilizzato nei progetti condotti dalla Cattedra di Archeologia Medievale dell’Università di Firenze).

Lo scavo della vela Gamma si è prefisso, in particolare, di definire dettagliatamente la particolara tecnica costruttiva che prevedeva le ceramiche come elemento da costruzione. Questa vela, come le altre oggetto delle indagini precedenti, era sigillata da un piano di calpestio acciottolato, già rimosso al momento delle indagini attuali, che serviva a rendere fruibile il sottotetto e le forme in essa contenute erano accuratamente disposte su quattro livelli sovrapposti (A I-IV). Si è giunti, in questo caso, all'identificazione, all'interno dei quattro livelli di deposizione, di sei principali tecniche costruttive, ben distinguibili e ricorrenti di livello in livello, che costituiscono i markers, o segni distintivi, del modus operandi del cantiere, una vera tradizione costruttiva trasmessa per via unicamente orale e, quindi, documentabile solo per via archeologica.

Alcune soluzioni di messa in opera

  Per quel che riguarda i materiali ceramici, al di là dell’estrema specificità e varietà di forme funzionali, da una prima analisi del nucleo è risultata di particolare interesse, in un contesto databile entro il primo quarto del XIV secolo, la presenza del boccale in maiolica arcaica blu e quella del frammento di tegame invetriato. Se il boccale era già stato riconosciuto come il più antico esemplare rinvenuto[2], una considerazione simile può valere anche la ceramica da cucina rivestita di vetrina piombifera la cui diffusione nell’entroterra della Toscana settentrionale viene generalmente datata al Trecento avanzato.

I materiali ceramici

Le indagini consentono quindi di produrre un vero corpus omogeneo di dati di prima mano, di rilevante interesse in un’ottica di archeologia urbana, su di una molteplicità di registri: dalla produzione ceramica, alla fasizzazione generale delle strutture della chiesa, fino alla documentazione dettagliata di specifiche tecniche di cantiere.


[1] Questo metodo di rilievo, utilizzato qui per documentare tutte le fasi di scavo, costituisce  uno dei campi di sperimentazione attualmente in corso di perfezionamento da parte della Cattedra di Archeologia Medievale, in collaborazione con uno staff del Laboratoire MAP del CNRS di Marsiglia diretto da Pierre Drap e riguarda la connessione tra un sistema di rilievo tridimensionale su base fotogrammetrica e un database che permetta di acquisire informazioni specifiche di ciascuno dei pezzi messi in opera. Rilievi e scansione con il laser-scanner sono invece stati condotti da Roberto Gabrielli e Daniela Peloso (CNR-ITABC, Montelibretti).

[2] G. Vannini, Una struttura edile trecentesca: il complesso fittile del S. Domenico di Prato, in I laterizi in età medievale. Dalla produzione al cantiere. Atti del Convegno Nazionale di Studi (Roma, 4-5 giugno 1998) a cura di E. De Minicis, Roma 2001, pp. 199-212.