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1. Obbiettivo principale del programma di indagini 2008-2009 è stato quello di individuare alcune delle cappelle scomparse (ma che, secondo la tradizione documentaria, dovevano fare parte dell’originario impianto vivaldino[3]), di saggiarne la consistenza archeologica e di verificare, ove possibile, la presenza delle mura di cinta originali del complesso monumentale.

2. Inoltre, grazie all’occasione fornita dai restauri in corso dal 2008, sono state condotte delle analisi di stratigrafia degli elevati (in completamento rispetto a quelle conclusesi nella stagione di indagini 2004) per la lettura degli interni non intonacati delle cappelle, al fine di verificare le tecniche costruttive delle cappelle dell'intero complesso.

 

1. Le cappelle scomparse: la scomparsa di un numero considerevole di cappelle, testimoniata dalle fonti scritte, è probabilmente dovuta a due fattori: il dissesto geologico e, in particolare, la scarsa qualità dei materiali impiegati, come riscontrato dall’analisi stratigrafica ed autoptica delle murature. Nel corso delle indagini 1999-2004 vennero eseguite delle ricognizioni nella Valle di Giòsafat, che portarono all’individuazione di alcune concentrazioni di laterizi in crollo, purtroppo non identificabili.

Gli interventi, nelle indagini 2008-2009, si sono concentrati su due cappelle: la Casa di Erode (Domus Herodi) e la Cappella di S. Elena (Spelunca sive Cappella Sancte Elene). Nel resoconto redatto il 18 Luglio 1610, a seguito di un terremoto, si deduce che le due cappelle subirono danni piuttosto consistenti: “… la Cappella di Santa Elena è mezza rovinata et l’altra mezza sta male, talm.e che bisogna rifarla di nuovo…” e “… alla Capp.a del Cristo innanzi a Erode, perché si è aperta da capo per tutte le bande fa di bisogno mettere quattro catene una per banda…”.

La Cappella di S. Elena: l'area evidenziata come potenzialmente fertile è sul colle del Calvario, fra la cappella della Crocifissione e del Carcere di Cristo. In questo piccolo spiazzo, infatti, le fonti indicavano la presenza della cappella di Sant’Elena, suggerita dalla documentazione scritta sulla planimetria originaria.

La Casa di Erode: un intervento di scavo stratigrafico è stato operato sul ciglio della attuale strada asfaltata, fra le cappelle della Casa di Pilato e dell’Andata al Calvario, dove già emergevano dal 2004 delle piccole strutture murarie in stato di rudere.

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2. Le indagini sulle murature. Grazie all’occasione fornita dai restauri che, per lo studio degli intonaci hanno riportato alla luce le murature, su alcuni dei prospetti delle cappelle sono state eseguite delle analisi di stratigrafia degli elevati.

Bisogna innanzitutto specificare che in questa campagna non si è avuto a disposizione interi paramenti privi di intonaco, ma solo piccoli lacerti. Se non è quindi stato possibile documentare dettagliatamente le sequenze stratigrafiche,  si è avuto modo di confrontare la tecnica costruttiva su più edifici e di verificare, al tempo stesso, eventuali analogie fra questi e le murature della Casa di Erode (Domus Herodis) venute alla luce in corso di scavo.

 

[3] R. PACCIANI, G. VANNINI, La ‘Gerusalemme’ di San Vivaldo in Valdelsa, S. Miniato 1998, pp. 27-31.

 

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