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Le indagini del progetto “Calenzano e il suo territorio nel Medioevo. Indagini archeologiche.” hanno interessato, nei cinque anni in cui si sono svolte, diversi aspetti del territorio calenzanese: l’assetto viario, il popolamento e la sua evoluzione a partire dal XII secolo fino alla grande stagione della mezzadria, i metodi costruttivi e le caratteristiche di gran parte dei suoi edifici meglio conservati.

Attraverso i dati raccolti è stato possibile individuare nei conti Guidi i primi attori medievali del palcoscenico calenzanese. Essi per primi, infatti, modificarono il paesaggio in funzione del controllo della viabilità costruendo torri e castelli nei punti chiave degli itinerari viari: nella valle di Legri, passaggio privilegiato e sorvegliato per i loro possedimenti, e a Poggio Uccellaia, da dove potevano controllare non tanto la Barberinese, ma le vie della piana e, soprattutto, la pieve di San Donato, edificio fortificato che ricadeva, in quanto edificio religioso, sotto l’influenza di uno dei loro maggiori rivali, il vescovo fiorentino.

L’episcopato fiorentino, con i suoi grandi possedimenti fondiari in Val di Marina, nella valle di Legri e sulla Calvana – che controllava attraverso i beni di San Miniato al Monte - può, infatti, essere considerato il regista occulto delle prime e più antiche fasi della conquista cittadina del contado, conquista che poi dispiega evidentemente la sua strategia per così dire incruenta tra la fine del XII e la metà del XIII secolo.

Le analisi di archeologia dell’architettura svoltesi al castello di Calenzano e a Collina e l’incrocio dei dati ottenuti con le fonti documentarie, infatti, dimostrano come la città acquisì il controllo del territorio calenzanese mediante il progressivo e massiccio acquisto di beni immobili – edifici e poderi – da parte degli appartenenti al suo ceto dirigente e sostituendosi de facto prima ancora che de iure agli antichi signori del luogo.

Le vicende storiche di Firenze si rifletterono da quel momento sulla fisionomia del castello di Calenzano e del suo territorio fino a tempi anche molto recenti: il castello fu oggetto delle incursioni che colpirono il contado fiorentino da parte dei suoi nemici e delle grandi ricostruzioni volute proprio dalla Repubblica Fiorentina che diedero alle sue mura l’aspetto che ancora oggi vediamo e ammiriamo. La mezzadria, il sistema economico di gestione del patrimonio fondiario introdotto proprio dalla proprietà cittadina, modificò in modo indelebile i suoi colli e le sue valli, restringendo le aree boschive a favore della coltivazione dell’ulivo e della vite e punteggiandole di coloniche e di ville signorili e lussuose.

L’archeologia ha quindi permesso di cominciare a conoscere meglio e più a fondo le vicende storiche di Calenzano e di sottolineare le specificità del suo territorio, così da poter restituire ai “legittimi proprietari” che ancora lo abitano il senso più profondo di ciò che ancora essi vedono e vivono ogni giorno. Non è da sottovalutare poi il valore scientifico dei risultati ottenuti, che si inseriscono a pieno titolo nella lunga tradizione di studi sulla città di Firenze e sulla sua “conquista del contado”, illuminando però per la prima volta un’area a torto considerata marginale e, in parte, dimenticata.