Le mie pagine preferite

Effettuare il login per accedere alle pagine preferite.
Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Tutto l’insieme delle cappelle di San Vivaldo e la loro dislocazione topografica, che riproducono i luoghi sacri di Gerusalemme, risalgono ad un preciso progetto di topomimesi condotto a termine dal frate Tommaso da Firenze tra il 1500 e il 1516.

 

Quando i francescani arrivarono sul sito, il luogo era già sede di un remoto culto locale legato alla figura del santo eremita Vivaldo, vissuto fra XIII e XIV secolo. La piccola chiesa di Santa Maria in Camporena, edificata secondo la tradizione sul luogo di sepoltura del santo – morto nel 1320 -, venne ampliata tra il 1326 e il 1355 e consacrata nel 1416. I secoli XIV e XV scandirono la crescita di interesse per questo luogo. Ma fu dal 1500, quando subentrò definitivamente una piccola comunità del Primo Ordine Francescano appartenente al ramo dell'Osservanza, che il sito subì una vera e propria riconversione al culto verso una manifestazione di devozione nuova che aveva profonde radici in Toscana: il pellegrinaggio nei luoghi della Terra Santa.

Le peculiarità di San Vivaldo risiedono nella sua storia di luogo sacro di antica origine, risalente almeno all’epoca medievale[1], le sue condizioni storico-ambientali, che hanno permesso la conservazione straordinaria del primo impianto francescano nelle sue forme materiali, e la cospicua serie di memorie storiche di diverso genere e natura (memorialistiche, cronachistiche, documentarie e grafiche d'archivio, iconografiche, materiali, archeologiche, artistiche). La sua eccezionale parabola è stata costantemente legata ad una vocazione storico-devozionale sempre rinnovata o reinterpretata: da luogo di aggregazione devozionale - ma anche civile, nell'ottica medievale delle sue origini -  attorno al luogo della vita e della morte del Santo eponimo; alla costruzione francescana topograficamente rigorosa della Città Santa d’Oltremare; all'acquisizione dei caratteri dei 'Sacri Monti' diffusi nell'arco alpino nei secoli XVI-XVIII; fino a giungere alle origini della devozione legata alla 'Via Crucis' (che, non a caso, proprio in Toscana trova una delle prime realizzazioni, il 'Monte alle Croci' del San Salvatore di Firenze).



[1] Dal 1185 al 128O lo sappiamo in possesso dei Frati della Croce di Normandia e conteso fra Castelfiorentino e San Miniato.