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Comunicazione scientifica

All’interno del grande progetto di restauro e valorizzazione che il Comune di Montaione ha avviato nel’anno 2008, grazie ai contributi della Comunità Europea, si è inserito il progetto archeologico condotto dalla Cattedra di Archeologia Medievale dell’Università degli Studi di Firenze[1].

Si è trattato di un programma di interventi strategici e mirati per la realizzazione di una serie di indagini archeologiche, secondo le metodologie proprie della disciplina (archeologia leggera, saggi di scavo stratigrafico, prospezioni diagnostiche), sia autonome sia connesse alle operazioni di conservazione e restauro delle Cappelle.

 

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Metodologia utilizzata

1. Obbiettivo principale del programma di indagini 2008-2009 è stato quello di individuare alcune delle cappelle scomparse (ma che, secondo la tradizione documentaria, dovevano fare parte dell’originario impianto vivaldino[3]), di saggiarne la consistenza archeologica e di verificare, ove possibile, la presenza delle mura di cinta originali del complesso monumentale.

2. Inoltre, grazie all’occasione fornita dai restauri in corso dal 2008, sono state condotte delle analisi di stratigrafia degli elevati (in completamento rispetto a quelle conclusesi nella stagione di indagini 2004) per la lettura degli interni non intonacati delle cappelle, al fine di verificare le tecniche costruttive delle cappelle dell'intero complesso.

 

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Tutto l’insieme delle cappelle di San Vivaldo e la loro dislocazione topografica, che riproducono i luoghi sacri di Gerusalemme, risalgono ad un preciso progetto di topomimesi condotto a termine dal frate Tommaso da Firenze tra il 1500 e il 1516.

 

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Il progetto archeologico biennale, condotto nelle campagne di indagini 2008-2009, ha contribuito a chiarire alcune delle problematiche archeologiche del sito di San Vivaldo: identificazione dei resti di alcune delle cappelle scomparse e analisi delle tecniche costruttive.

 

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